Mastoplastica additiva: le cose da sapere prima di sottoporsi all’intervento

Dopo le iniziali polemiche ed i risultati scientificamente comprovati sulla innocuità delle protesi in silicone sulla salute delle donne, e soprattutto la non corrispondenza diretta con il rischio di tumore alla mammella, si è giunti alle attuali protesi in gel coesivo di silicone rivestito da una membrana testurizzata o vulcanizzata. Dopo lo scandalo delle protesi Pip nel 2011 è nato un “registro delle protesi mammarie” a tutela della qualità e della sicurezza delle pazienti ma anche dei chirurghi seri e competenti. Il registro prevede l’obbligo di dichiarazione dell’intervento, del tipo di protesi impiantata e quindi di fatturazione, facendo emergere il sottobosco di quanti lavorano in nero ed utilizzano protesi di scarsa qualità.

Anche per il 2018 la mastoplastica additiva si conferma l’intervento più richiesto. Il trend è in costante aumento così come la richiesta di sostituzione di protesi precedentemente impiantate.

In questo caso la scelta della sostituzione risiede nel troppo tempo passato dalla data di impianto, dalla presenza di contrattura capsulare e/o dislocazione dell’impianto, dal fisiologico invecchiamento dei tessuti con conseguente modificazione del risultato estetico e, talvolta, dal desiderio delle pazienti di un seno di dimensioni maggiori o minori.

Preliminare e fondamentale all’intervento è la visita specialistica durante la quale occorre visitare la paziente, valutare la presenza di asimmetrie tra un seno e l’altro, presenza di malformazioni del torace, presenza di scoliosi.

Prima e dopo intervento mastoplastica additiva - Archivio Dr.ssa Antonella Gallodoro

Prima e dopo intervento di mastoplastica additiva – Archivio Dr.ssa Antonella Gallodoro

Durante questo esame il chirurgo, come un sarto, prende delle misure e l’ampiezza delle distanze tra il complesso areola-capezzolo ed il torace al fine di scegliere la protesi più appropriata alla fisicità della paziente compiacendo al tempo stesso le aspettative estetiche della stessa. Oggi, con la varietà di protesi in commercio in termini di altezza, larghezza e proiezione e del tipo di protesi tonde o a goccia (anatomiche) è possibile eseguire un intervento “su misura” a ciascuna paziente.

L’intervento consiste nell’introduzione della protesi mammaria attraverso un’incisione cutanea che può essere al solco sottomammario, periareolare o ascellare.

La protesi può essere posizionata dietro la ghiandola mammaria (posizione retroghiandolare), dietro il muscolo pettorale (posizione sottomuscolare) o parzialmente sottomuscolare (dual plane). La scelta dipende da alcuni fattori: dimensioni della protesi, anatomia del torace, dimensioni della mammella, tipo di pelle. L’intervento è eseguito in anestesia generale e solo in alcuni casi selezionati in anestesia locale con sedazione. I costi dell’intervento sono variabili da 5000 a 7000 e ciò dipende dal chirurgo, dalla struttura in cui viene eseguito l’intervento e dal tipo di protesi scelte. Meglio diffidare da interventi a basso costo che non garantiscono i requisiti minimi di sicurezza ed affidabilità. Le domande frequenti che mi vengono rivolte dalle pazienti riguardano il dolore post operatorio, l’allattamento, i controlli periodici e la durata delle protesi. Il dolore post operatorio è gestibile con i comuni antidolorifici. Importante è attenersi alle semplici regole di mantenere la fasciatura per i primi 4 giorni che verrà poi sostituita da un reggiseno contenitivo che va portato 24h al giorno per un mese, astenersi dall’attività fisica per 6 settimane, non esporsi al sole senza adeguata protezione.

L’allattamento è possibile se la protesi è stata introdotta attraverso l’incisione al solco sottomammario o ascellare in sede retro pettorale.

In questo modo è preservata l’integrità della ghiandola e dei dotti galattofori al contrario dell’incisione areolare e tran-ghiandolare che li interrompe. Per quanto riguarda i controlli periodici, questi vanno eseguiti anche in presenza delle protesi. La posizione sopra o sotto muscolare non inficia l’esecuzione della mammografia e dell’ecografia: con opportune manovre di dislocazione ed in mani esperte queste procedure possono essere eseguite senza problemi e comunque completate, in caso di dubbi, con la risonanza magnetica nucleare della mammella.

Ma le protesi durano per sempre? Potenzialmente possono durare moltissimi anni, tra 10 e 20 anni, ma l’importante è eseguire annualmente i controlli e vedere il chirurgo almeno una volta l’anno.

Come in molti settori anche in chirurgia plastica la parola d’ordine è naturalità. Pertanto negli ultimi tempi si sta andando un po’ in controtendenza al passato, con un ritorno alle origini della mastoplastica additiva e cioè l’utilizzo del grasso per aumentare il seno. Si preleva il tessuto adiposo da addome, fianchi, cosce o glutei della paziente con una liposuzione e, dopo centrifugazione, si inserisce nel seno. Il 30% del grasso introdotto viene riassorbito dal corpo e pertanto può comunque rendersi necessario un secondo intervento per ottenere il risultato desiderato. Candidata ideale è la paziente con poco seno, senza ptosi e buona elasticità cutanea, ma soprattutto che abbia sufficiente grasso da prelevare e che si accontenti di un aumento del seno contenuto.

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